Lizori 1976–2026: cinquant’anni di rigenerazione, ricerca e cultura

Lizori 1976–2026: cinquant’anni di rigenerazione, ricerca e cultura

Il 26 giugno 2026, nel Borgo di Lizori, la Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti ha organizzato “Lizori. Disegnare e Vedere”, un incontro dedicato ai cinquant’anni dall’inizio del recupero del borgo, avviato nel 1976 da Antonio Meneghetti insieme a un gruppo di amici e privati.

Promosso con il patrocinio del Comune di Campello sul Clitunno, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Perugia e dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia, l’incontro ha riunito persone che avevano contribuito direttamente alla ricostruzione di Lizori, studiosi che oggi ne approfondiscono l’esperienza attraverso la ricerca e la didattica universitaria e partecipanti del territorio.

Ad aprire l’incontro è stata Pamela Bernabei, presidente della Fondazione, che ha riconosciuto il significato della giornata nella stessa composizione del pubblico: «Questa sera mi trovo davanti a persone che hanno vissuto momenti molto diversi della storia di Lizori: alcuni hanno contribuito direttamente alla sua ricostruzione; altri sono qui per studiarla, interpretarla e portarne avanti l’esperienza. È proprio questo incontro tra generazioni e competenze diverse che abbiamo voluto creare».

Ripercorrendo l’esperienza iniziata nel 1976, Pamela Bernabei ha ricordato come il recupero non sia stato la semplice somma di interventi individuali. Chi restaurava la propria abitazione contribuiva anche a ricostruire gli spazi comuni e a far rinascere il borgo nel suo insieme: «Ciascuno operava sul proprio, ma costruiva anche per tutti». Una scelta che continua a definire il modo in cui Lizori viene curata, studiata e vissuta.

Sono seguiti i saluti istituzionali di Simonetta Scarabottini, sindaca di Campello sul Clitunno; Silvia Meniconi, vicedirettrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia, che ha evidenziato la collaborazione scientifica sviluppata con la Fondazione; e Stefano Tini, intervenuto in qualità di vicepresidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia. Era presente anche Sergio Guerrini, vicesindaco di Campello sul Clitunno.

Nel suo intervento, la sindaca Scarabottini ha descritto Lizori come un borgo che, quando viene curato, è capace di generare «relazioni, cultura, lavoro e qualità della vita». Ha ripercorso alcuni risultati resi possibili dalla collaborazione tra pubblico e privato, tra cui il recupero di Palazzo Trinci, il progetto di illuminazione del castello e l’incontro tra le tradizioni artigiane del territorio e una visione contemporanea dell’abitare. In questa storia ha riconosciuto la particolare «bellezza operosa» dell’Umbria: una bellezza custodita attraverso il lavoro e la partecipazione della comunità.

La parola è quindi passata agli studiosi.

Marco Filippucci, dell’Università degli Studi di Perugia, ha affrontato Rappresentare per conoscere: strategie integrate per la valorizzazione del paesaggio, evidenziando il rapporto tra rappresentazione, conoscenza e sviluppo di strumenti capaci di sostenere la valorizzazione del borgo e del paesaggio circostante.

Fabio Marcelli, dell’Università degli Studi di Perugia, ha collocato Il borgo di San Benedetto da Norcia, Pissignano e Lizori nel percorso millenario di un luogo sacro e vitale, ricostruendone la profondità storica e la continuità nel territorio.

Emanuela Chiavoni, della Sapienza Università di Roma, ha presentato Svelare l’immateriale attraverso il disegno, mostrando come il disegno possa rendere percepibili anche le dimensioni meno visibili di un luogo: relazioni, atmosfere, memorie e modi di abitarlo.

L’incontro ha ospitato anche la presentazione di Viaggio a Lizori. Paesaggio, percezione, disegni, il cofanetto in due volumi leporello di Fabio Bianconi e Marco Filippucci, illustrato da Claudio Patanè e pubblicato da Fiorina Edizioni. Realizzata per il cinquantenario, l’opera si dispiega come una mappa e invita il lettore a proseguire il viaggio attraverso il proprio sguardo, il disegno e la percezione personale del paesaggio.

La presentazione del cofanetto ha dato forma concreta a un altro passaggio dell’intervento di Pamela Bernabei: «Un luogo non resta vivo soltanto perché è stato salvato una volta. Resta vivo quando, nel tempo, qualcuno continua a sceglierlo».

La serata si è conclusa con un rinfresco, offrendo a relatori, ospiti e partecipanti l’occasione di proseguire il confronto e condividere un momento conviviale negli spazi del borgo.

L’incontro ha reso visibile una continuità concreta: chi aveva riportato in vita le case e gli spazi comuni ha incontrato chi oggi studia Lizori attraverso il disegno, la ricerca e l’interpretazione del paesaggio. Il cinquantenario ha così mostrato che l’esperienza del borgo non appartiene soltanto al passato: continua a generare conoscenza e nuove possibilità di valorizzazione del territorio.

Ha concluso la Sindaca: «Cinquant’anni fa qualcuno ha visto un domani possibile. Oggi tocca a noi guardare più lontano e, con la stessa cura, disegnare il futuro che vogliamo condividere».